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SOS Villaggi dei Bambini e CNCA: due ricerche per presentare la realtà del sistema di accoglienza oltre gli stereotipi e le semplificazioni

12 Maggio 2026
sos villaggi dei bambini

Le comunità e gli altri servizi per minorenni e genitori con figli sono parte di un sistema integrato pubblico di protezione dell’infanzia e dell’adolescenza che opera per accrescere il benessere dell’intero nucleo familiare.

Accogliere un bambino, una bambina o un adolescente temporaneamente fuori dalla propria famiglia d’origine significa attivare un percorso di protezione, cura e accompagnamento che coinvolge servizi, comunità, istituzioni, operatori e territori. Le comunità per minorenni e i servizi rivolti ai genitori con figli non rappresentano una risposta isolata, ma una componente del sistema integrato di tutela dell’infanzia e dell’adolescenza, chiamato a sostenere i legami familiari, promuovere il benessere dei minorenni e costruire condizioni concrete per il loro futuro.

È da questa prospettiva che CNCA – Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti e SOS Villaggi dei Bambini ETS hanno promosso il convegno “Valore e Qualità dell’Accoglienza nelle comunità per minorenni”, su iniziativa della senatrice Simona Malpezzi, che si è svolto oggi a Roma presso la Sala degli Atti Parlamentari della Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”.

Le due organizzazioni hanno presentato una fotografia dell’accoglienza dei minorenni – in comunità e non solo – che restituisce la realtà e la complessità dei servizi e degli interventi realizzati per garantire i diritti di bambini, bambine e adolescenti.

Il confronto promosso dal convegno ha voluto riportare al centro una domanda cruciale: cosa rende davvero efficace un percorso di accoglienza e quali condizioni permettono a bambini, bambine e adolescenti di sentirsi accolti, ascoltati e accompagnati verso una nuova stabilità?  Per farlo, le due organizzazioni hanno presentato due diverse ricerche che hanno raccolto dati oggettivi e individuato punti critici e punti di successo.

Da una parte, SOS Villaggi dei Bambini ha analizzato i percorsi di accoglienza di bambini, bambine e adolescenti tra il 2018 e il 2024, mettendo in luce gli elementi che contribuiscono all’efficacia degli interventi. Dall’altra, la ricerca del CNCA, sviluppata con il contributo di 101 organizzazioni della propria rete ha approfondito le caratteristiche del sistema di accoglienza nelle comunità residenziali e negli altri servizi rivolti a minorenni e genitori con figli, il profilo dei destinatari e degli operatori, il rapporto con il territorio e la pubblica amministrazione, i fattori che incidono sulla qualità e sulla sostenibilità del sistema.

Due ricerche guidate da un unico filo rosso: mettere a fuoco il lavoro e il valore dell’accoglienza, che ha successo solo lì dove è inserita in una rete in cui le famiglie e i minorenni si sentono supportati non solo dagli operatori, ma anche dalle istituzioni e dal territorio su cui opera il sistema accoglienza. E dove viene assicurata la qualità dell’intervento, anche attraverso un “giusto prezzo” dei servizi che garantisca professionalità, formazione, supervisione, aggiornamento degli operatori. Se il lavoro degli operatori non è valorizzato, se è pagato poco, sarà più bassa la qualità accoglienza e più alto il turn over degli addetti. Per queste ragioni le due organizzazioni chiedono allo Stato di definire i LEP (Livelli essenziali delle prestazioni) del sistema di accoglienza residenziale – anche per superare una dannosaframmentarietà di offerta tra le diverse Regioni – e alle amministrazioni regionali di garantire la sostenibilità e una funzione regolatoria equilibrata e rispettosa del patrimonio professionale e sociale assicurato dagli operatori del sistema di accoglienza.

Le ricerche presentate hanno evidenziato che la comunità è solo una delle risposte che possono essere offerte a minorenni e famiglie in difficoltà da un sistema integrato pubblico di protezione dell’infanzia e dell’adolescenza. E che le comunità operano per sostenere le famiglie, non per contrapporsi a esse, come supporto fondamentale per migliorare il benessere dell’intero nucleo familiare. Proprio per svolgere questa funzione in modo ancora più efficace sono nate le comunità che accolgono i genitori con i propri figli.

“L’accoglienza non è semplicemente un luogo in cui stare, ma un percorso che può cambiare il futuro di un bambino o di una bambina. Relazioni di qualità, la partecipazione attiva delle persone accolte e il lavoro con le famiglie sono condizioni decisive per accompagnare i minorenni verso l’autonomia e la stabilità”, afferma Samantha Tedesco, responsabile dell’Accademia SOS di SOS Villaggi dei Bambini.

“La comunità residenziale non opera in solitudine, ma è snodo del sistema integrato di protezione e tutela basato sul principio di corresponsabilità e integrazione tra pubblico e privato quale garanzia di qualità e sostegno all’esigibilità dei diritti. Accogliere non è un’azione privata, ma un impegno collettivo di alta professionalità e responsabilità politica”, dichiara Liviana Marelli, coordinatrice dell’Area Nuove generazioni e famiglie del CNCA.


La ricerca di SOS Villaggi dei Bambini ETS: gli elementi di successo dell’accoglienza

Quando l’accoglienza ha maggiori probabilità di funzionare davvero? È da questa domanda che prende avvio la ricerca di SOS Villaggi dei Bambini ETS, presentata al convegno, con due obiettivi: passare da una lettura descrittiva a una predittiva dei percorsi di accoglienza e individuare i fattori che contribuiscono alla loro qualità.

Lo studio ha analizzato 499 percorsi conclusi tra il 2018 e il 2024: 141 nei servizi genitore-bambino e 358 nei servizi residenziali per minorenni. Per valutare l’efficacia dell’accoglienza, SOS ha scelto di dotarsi di quattro indicatori rigorosi, intesi come standard di qualità per orientare in modo sempre più preciso l’azione educativa:

  • esistenza del PEI Progetto educativo individualizzato, verificata nell’82,8% dei casi;
  • coerenza della dimissione rispetto a quanto previsto nel Progetto Quadro, verificata nell’85,6% dei casi;
  • raggiungimento di almeno il 50% degli obiettivi previsti nel PEI, verificato nel 73,7% dei casi;
  • coinvolgimento fattivo del bambino, della bambina o dell’adolescente nella preparazione del progetto di uscita, verificato nel 64,1% dei casi.

SOS considera un esito pienamente positivo solo quando tutti e quattro i criteri risultano verificati contemporaneamente: una scelta esigente che fissa uno standard elevato, perché alcune condizioni non dipendono esclusivamente dalla struttura di accoglienza, ma anche dal lavoro dei servizi pubblici, dalla situazione familiare, dalla rete territoriale e dalla complessità dei singoli percorsi.

Dall’analisi emergono alcuni fattori decisivi. Nei servizi residenziali per minorenni, aumentano le probabilità di esito positivo quando è possibile lavorare sulla presenza familiare, anche in situazioni complesse, e quando fratelli e sorelle vengono accolti insieme.

Le problematiche relazionali e comportamentali del singolo minorenne richiedono, invece, un presidio specifico. Nei servizi genitore-bambino incidono l’età all’ingresso, la presenza di forme di disagio documentate o certificate, la cittadinanza straniera e la natura delle problematiche familiari. 

La ricerca conferma così che l’accoglienza di qualità non si misura solo nella disponibilità di un luogo sicuro, ma nella capacità di costruire percorsi educativi personalizzati, partecipati e sostenuti da una rete stabile di relazioni, servizi e istituzioni.

Scarica la ricerca di SOS Villaggi dei Bambini


La ricerca del CNCA “Il nostro sistema integrato di tutela e accoglienza per minorenni e genitori con figli”

L’indagine del CNCA analizza la qualità dei servizi di accoglienza per minorenni e genitori con figli promossi dalla propria rete, il cui motore è il sostegno ai diritti dei minorenni. La “scelta professionale” e la competenza pedagogica sono gli elementi che permettono al sistema di restare in piedi nonostante investimenti regionali spesso non sufficienti. Alla ricerca hanno partecipato 101 organizzazioni delineando un sistema solido e professionalizzato, dove la cooperativa sociale rappresenta la forma giuridica prevalente (75%). Il 45% dei dirigenti collabora con la propria realtà da oltre 20 anni.

Non solo comunità. Il sistema CNCA gestisce 1.793 unità di offerta. In particolare: 497 strutture residenziali per minorenni, 315 centri e attività diurni, 17 centri e attività a carattere sociosanitario, 114 asili e servizi per la prima infanzia, 124 interventi di supporto alla persona, famiglia e rete sociale, 248 interventi di integrazione sociale, 478 interventi e servizi educativo-assistenziali. L’area degli interventi educativo-assistenziali è numericamente quasi pari all’area dell’accoglienza residenziale. Questo equilibrio dimostra la volontà politica del CNCA di investire nella prevenzione dell’allontanamento e nella protezione dei legami familiari originali attraverso il sostegno domiciliare e scolastico, facendo ricorso alla residenzialità – su indicazione dei servizi pubblici invianti – solo nei casi di necessità. Negli anni sono nati nuovi servizi per rispondere in modo più adeguato a nuovi e vecchi bisogni. In particolare sono cresciuti del 50% gli alloggi per l’autonomia, rivolti alle persone che escono dalle comunità, momento di massima vulnerabilità. In leggera crescita anche il numero delle comunità educativo-psicologiche, una risposta all’emergenza della salute mentale post-pandemica.

L’offerta residenziale. Su 160 unità residenziali gestite dalle organizzazioni del CNCA prevalgono le comunità socio-educative (44), confermando la vocazione pedagogica del CNCA. Da rilevare anche i 33 alloggi di avvio autonomia per genitori con figli e i 21 servizi di accoglienza per bambini e genitori. Il sistema CNCA offre 1.618 posti, con una saturazione media tra l’80% e il 100% per la maggior parte delle strutture. La gestione dei neomaggiorenni rimane un punto critico: le organizzazioni spesso garantiscono continuità relazionale oltre il limite dei 18 anni, facendosi carico di costi che il sistema pubblico ignora. La composizione media dei costi coperti con la retta (71% personale, 19% gestione, 10% ospiti) dimostra che la retta è un investimento economico in un servizio di qualità: la quota destinata al personale garantisce équipe stabili, formate e supervisionate.

Le persone accolte. Il profilo delle persone accolte riflette le faglie della società. Il disagio sociale (25%) e l’incuria (23%) sono i problemi più presenti. Negli ultimi cinque anni, poi, è cresciuta la sofferenza della sfera psico-relazionale (51%) e dei disturbi psichiatrici (49%). Il CNCA si oppone alla “sanitarizzazione” forzata: l’obiettivo è mantenere un ambiente di “normalità accogliente” anche per i minorenni con alta complessità clinica, evitando di trasformare le comunità in reparti ospedalieri mascherati.

Gli operatori. Il 90% dei dirigenti è laureato. Su 1.049 operatori, quasi l’80% possiede professionalità educative, con una prevalenza della laurea L19 (395 operatori) e L/SNT2 (48 operatori). Il 75% del personale ha contratti a tempo indeterminato, una scelta politica precisa delle organizzazioni per garantire la stabilità relazionale necessaria ai minorenni. La supervisione mensile (60%) è uno standard necessario: in un lavoro ad alta densità emotiva, la supervisione non è un lusso, ma un requisito di sicurezza per gli operatori e per le persone accolte.

Rapporti con il territorio. La comunità CNCA è un sistema aperto. La sinergia con i servizi pubblici è solida (86%) e i rapporti di collaborazione con le formazioni sociali del territorio sono stabili e significativi (90%). Persiste invece una difficoltà nell’interazione con le imprese del territorio (solo il 16% di rapporti costanti), che limita le opportunità di inserimento lavorativo, e dunque di autonomia, per i neomaggiorenni.

Scarica la ricerca del CNCA

Scarica l’abstract della ricerca del CNCA

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